
Dai coriacei ciuffi di “musco ‘d’Irlanda alle grandi alghe brune dei Mari del Nord, i vegetali marini sono un gruppo ampio ed eterogeneo. Molti hanno alla base rizoidi, simili a radici con i quali si abbarbicano alle rocce ed ad altre superficie resistendo alla violenza delle correnti del mare. Altre invece, come il fuco, hanno fronde ramificate divise in segmenti simili a foglie e in molti casi munite di aerocisti che le sorreggono.
Le alghe sono sempre state odiate e amate dall’uomo perché vegetali infestanti, ma senza di essere molti popoli rivieraschi specie in passato sarebbero morti di fame. Le alghe, infatti, venivano usate per l’alimentazione degli stessi ma anche come concime o cibo per gli animali allevati. Essiccate, sfilacciate, macinate e trattate vengono consumate come insalate (specialmente nella cucina giapponese le si trovano tutt’oggi) o usate per la preparazione di torte, bevande e altri alimenti.
Soprattutto però l’utilità di queste è quella di fornire le sostanze nutritive negli oceani e vengono mangiate da animali microscopici, costituendo la base della catena alimentare. Senza alghe non ci sarebbero ostrice, gamberetti, né altri frutti di mare.
Ma qual è il legame tra le alghe e la scienza? Gli usi che si possono fare di queste piante acquatiche sono molteplici: per esempio, vengono impiegati per la produzione di alcuni antibiotidi. L’agar agar è una sostanza gelatinosa, usata nella produzione di saponi, adesive e medicine che deriva proprio dalle alghe. Dalle fucali, si estrae l’acido alginico che serve come stabilizzante di diversi prodotti alimentari e gelati e condimenti da insalata. In più, vengono usate per la produzione di plastiche, carte, pellicole fotografiche e persino la preparazione del filo chirurgico.
Dalle diatomee, in particolare, è anche ricavata la pasta dentifricia e le creme per pulire i metalli. Sorpresi?





