Kaki: ricchi frutti alle soglie dell’inverno

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L’autunno, dopo aver regalato alle foglie morenti eolori bellissimi, riserva, alle soglie dell’inverno, ii piacere di ammirare, in giardino o nel frutteto, tra gli alberi ormai spogli, una pianta che esibisce una quantita di frutti t ondi, lucidi, di uno splendente color arancione. Si tratta del kaki (Diospyros kaki) originario dell’Oriente (Cina, Giappone, Corea), fonte d’ispirazione per i pittori di qui Paesi dove, da tempi molto antichi, lo si coltiva.

Da noi il kaki e arrivato tardi. Soltanto nel ’900 e stato preso in considerazione come pianta da frutto: prima, i rari esemplari venivano coltivati come piante ornamentali per la bellezza delle foglie, tonde, verdissime e compatte, e per quegli strani frutti che, maturando, assumevano un colore tanto vivace da rallegrare i giardini ormai spogli e grigi. I frutti non si mangiavano, per via del sapore “allappante”.

Poi, il problema del sapore che “lega in bocca” e stato risolto mediante innesti ben studiati e sistemi speciali per la maturazione di frutti ormai piu grossi, piu dolci e in varieta che, leggermente, si differenziano l’una dalI’altra ( “Amankaki “, “Castellani”, “Maizeli” e “Mela” o “Vainiglia”).

Vi sono piante che fanno soltanto fiori maschili e altre con soli fiori femminili; queste ultime “allegano”, cioe passano dallo stato di fiore a quello di frutto, per partenocarpia (senza fecondazione), oppure vengono fecondati da sp ecifiche pi ante imp ollinatri cl. I frutti, ottenuti senza fecondazione, non hanno semi e sono un po’ appuntiti, rispetto a quelli impollinati (piu tondi, piu grossi, piu dolci e un po’ piu molli al tatto, con un numero di semi che varia da 1 a 8). Al momento della raccolta, invece, i non fecondati sono arancioni, i fecondati sono color rosso scuro. I frutti fecondati sono anche meno soggetti a cascole (cadute nel corso della maturazione) che si verificano una volta verso la meta di giugno e una seconda verso ferragosto.

La pianta del kaki e robusta e si ambienta ovunque; da giovane pero soffre per le gelate invernali, mentre da “adulta” vive benissimo anche nelle zone piu fredde dell’Italia settentrionale dando frutti un po’ piu piccoli, ma di vivo colore e di dolce sapore. II kaki puo essere coltivato in vaso? La risposta e si e le norme di coltura sono quelle per la coltivazione in piena terra. Naturalmente, coltivati in vaso richiedono maggiori irrigazioni durante ii periodo vegetativo e fertilizzante una volta al mese, da marzo a settembre.

La pianta di kaki si coltiva cosi:

Messa a dimora: in autunno nelle zone a clima mite, in primavera in Italia settentrionale. Se le piante sono piu di una, si distanziano tra loro di circa 6 m.

Posizione: sole o mezzo sole; meglio in luogo non troppo ventilato.

Terreno: leggero, ricco di sostanze organiche, ben drenato, cioe senza ristagno di umidita.

Fertilizzanti: in primavera si fertilizza ii terreno e se e necessario (specie se la coltura e in vaso) lo si fa anche dopo.

Irrigazioni: il terreno deve essere umido, ma non troppo; quindi lo si bagna soltanto se e necessario.

Cascola: per limitare la caduta dei piecoli frutti nei due periodi di cascola, conviene soprattutto scegliere una pianta impollinante poiche, dopo l’alligazione dei frutti, questi vanno meno soggetti ad abbondanti cadute anticipate.

Potatura: si esegue una potatura “di produzione” tra febbraio e marzo diradando i rami che hanno fruttificato cd eliminando quelli malati o secchi.

Riproduzione: il kaki si moltiplica per innesto, operazione da far eseguire in vivaio da un esperto. II portainnesto ideale e ii Diospyros lotus, pianta ornamentale molto resistente al freddo.

Raccolta: si effettua in ottobre-novembre, ma i frutti, ricchi di sostanze tanniniche, devono essere conservati per un certo periodo di tempo prima di venire consumati. Marcella Cordani

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